Si è chiusa lo scorso 7 giugno la 29ª edizione del Festival CinemAmbiente di Torino, la più importante rassegna italiana dedicata al cinema ambientale. Tra i riconoscimenti assegnati nella sezione Made in Italy, il documentario Tevere Corsarodi Pietro Balla e Monica Repetto ha ottenuto una Menzione Speciale, apprezzato dalla giuria per il coraggio con cui il film intreccia la questione ambientale e quella sociale, in un ideale dialogo con l’eredità di Pier Paolo Pasolini.
Un fiume che diventa terreno di lotta, memoria e utopia condivisa: è questa l’immagine al centro di Tevere Corsaro, il documentario che porta sullo schermo l’idea del Tevere bene comune, patrimonio da difendere e vivere insieme. Diretto da Pietro Balla e Monica Repetto, il film racconta una storia che riguarda da vicino Roma, il suo fiume e chiunque abbia a cuore il futuro di questo territorio.
Perché il tema è importante per Roma e per il Tevere
Il Tevere non è soltanto un corso d’acqua che attraversa la Capitale: è memoria storica, paesaggio naturale e, allo stesso tempo, uno spazio quotidiano di vita per migliaia di cittadini. Tuttavia, per lungo tempo le sue rive sono rimaste ai margini dell’attenzione pubblica, tra progetti mai completati e territori poco valorizzati. Per questa ragione, ogni racconto capace di riportare il fiume al centro del dibattito civile assume un valore particolare. Tevere Corsaro fa esattamente questo, mostrando come attorno al fiume si intreccino interessi diversi, spesso in conflitto tra loro.
“Tevere Corsaro”: la storia del film
Presentato nella sezione “Il Sentiero Pasolini” delle Giornate degli Autori, evento collaterale della Mostra del Cinema di Venezia, il documentario è stato prodotto da Deriva Film, in collaborazione con Eskimo e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Doc Film Fund. Il titolo richiama gli Scritti Corsari di Pier Paolo Pasolini, e non a caso: la vicenda ruota infatti attorno al tentativo di realizzare il Sentiero Pasolini, un percorso ciclabile che dovrebbe collegare Roma a Ostia proprio lungo il corso del Tevere, fino al luogo dove il regista e scrittore fu ucciso.
I protagonisti di un’utopia condivisa
Al centro del racconto ci sono tre figure molto diverse tra loro: Sven, un ciclo-attivista norvegese profondamente legato al pensiero di Pasolini; Giulia, una giovane contadina impegnata a difendere la propria terra dalla speculazione edilizia; e Mario, romano d’adozione al fiume. Le loro storie, seguite dai registi per quattro anni, si intrecciano in un racconto di impegno civile che affronta burocrazie complesse e interessi contrastanti. Il film è dedicato anche alla memoria di Pietro Balla, scomparso nel 2021 durante la lavorazione, portata poi a termine da Monica Repetto.
Il Tevere come bene comune
Proprio in questo racconto emerge con forza il tema del Tevere bene comune. Il documentario mette infatti in luce un contrasto significativo: da un lato la lentezza con cui le istituzioni realizzano infrastrutture pubbliche, come un percorso ciclabile lungo il fiume; dall’altro la rapidità con cui, in altri contesti, vengono autorizzati interventi di edificazione su terreni privati. Questo confronto racconta quanto sia complesso, ma necessario, difendere l’idea di una risorsa condivisa da tutti.
È qui che il film incontra pienamente la missione di Tevere Day: promuovere la tutela del fiume, favorire la sua riscoperta come spazio pubblico e stimolare la partecipazione attiva dei cittadini. Tevere Day nasce infatti dalla convinzione che il fiume debba tornare a essere vissuto, conosciuto e protetto da chi abita Roma, così come dalle associazioni, dalle scuole e da tutti coloro che si riconoscono in questo patrimonio comune.